Fughe nere in bagno: pulirle o rifarle
Come capire in un minuto se sono solo sporche o se il fugante è ormai andato, cosa fare nei due casi e perché la candeggina peggiora le cose.

Le fughe nere sono due cose diverse che sembrano uguali: sporco in superficie, che si toglie, oppure fugante consumato e poroso, che ha assorbito la muffa dentro e non torna più. La prova per distinguerle richiede un minuto.
Prima di tutto
La prova: passa energicamente lo spazzolino con bicarbonato su venti centimetri di fuga. Se dopo un minuto quel tratto è visibilmente più chiaro, è sporco e si pulisce tutto. Se resta uguale, il fugante è andato e va tolto.
Cosa ti serve
- Bicarbonato e acqua ossigenata, o un pulitore per fughe
- Uno spazzolino a setole dure
- Un raschietto per fughe, se vanno rifatte
- Fugante della stessa tinta e una spatola di gomma
- Guanti e mascherina
Come si fa
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Caso A, pulizia: bicarbonato e acqua ossigenata
Fai una pasta densa con bicarbonato e acqua ossigenata a 10 volumi, stendila sulle fughe e lasciala agire dieci minuti. Poi spazzolino, con movimenti lungo la fuga e non di traverso. Risciacqua e asciuga.
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Perché non la candeggina
Sbianca subito e sembra risolto, ma è aggressiva sul cemento del fugante: lo rende più poroso, e alla volta dopo la muffa entra più in fretta. Sui fuganti colorati poi li scarica e restano a chiazze.
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Caso B, rifacimento: togli il vecchio
Con il raschietto a lama o con il multiutensile a disco sottile, si toglie il fugante per due o tre millimetri di profondità. Mascherina: la polvere di cemento non è da respirare. Poi si aspira bene, perché il nuovo non attacca sulla polvere.

Si toglie il vecchio per due o tre millimetri, poi si aspira -
Stendi il fugante nuovo in diagonale
Con la spatola di gomma, passando di sbieco rispetto alle fughe: così il materiale entra invece di essere trascinato via. Riempi bene gli angoli e le crociere, che sono i punti dove poi ricompare per primo il nero.
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Pulisci al momento giusto
Dopo quindici o venti minuti, con una spugna appena umida e ben strizzata, in tondo. Troppo presto svuoti le fughe, troppo tardi il velo di cemento resta attaccato alla piastrella e va via solo con il disincrostante.
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Gli angoli non vanno fugati
Dove due pareti si incontrano, e dove la parete incontra il piatto doccia o la vasca, ci va il silicone, non il fugante. Sono i punti che si muovono, e il cemento lì si crepa in una stagione.
Quando conviene fermarsi
Chiama se le fughe si sbriciolano su tutta la parete o se togliendole si muovono le piastrelle: lì sotto c’è acqua o il collante ha ceduto, e rifare le fughe non risolve niente.
Chiama se il nero torna nel giro di poche settimane anche dopo aver rifatto: significa che l’umidità arriva da dietro, non dalla doccia.
E chiama se la fuga è nera solo lungo una linea orizzontale a mezza altezza: spesso è una perdita di un tubo incassato che segue il suo percorso.
Perché è successo (e come non farlo succedere più)
Dopo la doccia, l’acqua resta nelle fughe e la muffa ha quello che le serve. Il tergivetro passato sulle pareti toglie il novanta per cento di quell’acqua in trenta secondi ed è il motivo per cui certi bagni restano puliti per anni e altri anneriscono in sei mesi. Un impregnante per fughe, passato una volta l’anno, chiude i pori e allunga ancora.
Domande che ci fanno spesso
Il fugante nuovo è di un colore diverso
Succede sempre: le fughe vecchie sono ingiallite dal tempo. Se rifai solo una parte, si vede. Meglio rifare tutta la parete o tutto il pavimento in una volta.
Posso usare la pennarello per fughe?
Sono vernici che coprono per qualche mese e poi si consumano proprio nei punti di passaggio. Vanno bene per una fotografia, non per risolvere.
Meglio fugante cementizio o epossidico?
L’epossidico non assorbe niente e in doccia dura molto di più, ma costa di più e va steso da chi sa farlo, perché indurisce in fretta e se resta sulla piastrella non viene più via. In casa, sul cementizio buono con impregnante si sta benissimo.